Sbagliare da piccoli... per non sentirsi sbagliati da grandi! | YouCoach Salta al contenuto principale

Sbagliare da piccoli... per non sentirsi sbagliati da grandi!

Sbagliare da piccoli... per non sentirsi sbagliati da grandi!

 
Obiettivo
Sommario
Vediamo come sia fondamentale creare occasioni e contesti dove i giovani calciatori abbiano l’opportunità di sperimentare esperienze negative e insuccessi che possano imparare a superare e gestire soprattutto sul piano emotivo e psicolologico
Bambini con voti scolastici molto alti, sportivi eccellenti, giovani talentuosi, piccoli adulti che non hanno mai sperimentato insuccessi. Dall’altro lato, genitori ed allenatori che gongolano dietro questi ragazzi che sembrano avere una marcia in più, che non danno problemi “gli dai la palla e ti risolve la partita … è sempre sui libri … è il più bravo … in campo si impegna sempre e non disturba mai …
Certamente avere in campo bambini di questo tipo rende il lavoro più agevole, quantomeno nella gestione, e può dare grosse soddisfazioni. Ma nel lungo termine quali dinamiche possono crearsi?
 
SBAGLIANDO SI IMPARA, CON UNO SGUARDO AL FUTURO
Quando abbiamo il compito di educare e far crescere i giovani dobbiamo sempre porre uno sguardo sul futuro. In questo frangente specifico, il futuro è quello prossimo.
Bambini supereroiCosa succede a questi bambini “infallibili” (mai un brutto voto, una nota, una panchina, mai un errore decisivo per la squadra …) quando entrano in adolescenza e vivono per la prima volta un insuccesso?
Parliamo di adolescenza perché questo è il periodo dove è più facile e naturale sbagliare, e anche questi piccoli super eroi prima o poi sbagliano. Solitamente ciò succede in adolescenza per diversi ordini di motivi: la scuola diventa oggettivamente più impegnativa, intervengono in ogni ragazzo/a cambiamenti e squilibri fisici, biologici, psicologici, emotivi per cui anche la prestazione, di qualunque ordine, subisce delle modifiche o degli arresti.

Se i giovani non sono preparati a tutto questo e soprattutto non sono allenati al fallimento le ripercussioni possono essere importanti su più fronti:

  • senso di inadeguatezza
  • abbassamento dell’autostima
  • incapacità di reagire di fronte all’errore
  • paura del giudizio altrui
  • rischio di sviluppare stati ansiosi
  • abbassamento del tono dell’umore. 
Alcuni possono decidere di abbandonare l’attività con l’errata convinzione di essere sbagliati o, sul versante opposto, possono scegliere di cambiare attività o struttura attribuendo all’esterno la causa del loro insuccesso perché non possono accettare l’idea che il problema sia loro. A volte sono i genitori che spingono i figli a cambiare scuola, sport, società perché vogliono tutelare i ragazzi. In realtà stanno solo spostando in avanti un problema che prima o poi i figli dovranno affrontare.
Quindi, quando dico di farli sbagliare intendo creare reali occasioni in cui sappiamo che sperimenteranno un insuccesso: esercitazioni particolarmente impegnative al di sopra delle loro opportunità, farli giocare in ruoli diversi, lasciarli in panchina avendo chiaro che l’obiettivo che dobbiamo poi raggiungere è quello di aiutarli a superare il senso di frustrazione o di fallimento che potrebbe provare. Gli obiettivi tecnici, in fondo lo abbiamo più volte detto, sono coi più piccoli secondari e possono successivamente essere raggiunti solo quando i giovani atleti hanno lavorato su sé stessi.
 
Cadere per rialzarsi e imparare
 
Nostro compito è normalizzare il fallimento attraverso esempi di grandi atleti che sono “caduti” ma hanno saputo e voluto rialzarsi, far loro capire che fa parte di un naturale processo di crescita e apprendimento, fare delle auto-aperture in cui raccontiamo i nostri insuccessi che ci hanno portato poi a traguardi importanti, mostrare loro come altri compagni sono riusciti a superare difficoltà e imprevisti. È fondamentale prepararli a questa evenienza perché in questo modo sarà per loro più facile affrontarla sottolineando che l’eccezione (e l’utopia) è non sbagliare mai.

Foto di: Caleb Roenigk (Flickr), Cpl. Unique B. RobertsPezibear

Autore

| Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Trevigiana nata a Montebelluna, da sempre vive nel mondo dello sport: ha praticato nuoto ad alto livello per 15 anni, pluricampionessa italiana nello stile libero, vanta titoli internazionali e diverse convocazioni in nazionale; ha praticato pallanuoto per 12 anni militando in serie A e giocando per l’Augusta (Siracusa), il Palermo, il Bologna e il Mestre (Venezia).

Laureata a Padova in Psicologia clinica, si è specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale e in Psicologia dello Sport. Ha scritto per la rivista specialistica “Il Nuovo Calcio".

È psicologa della FIGC Veneto, psicologa del centro federale territoriale di istrana (TV) e docente FIN Veneto.

Esercita la libera professione a Montebelluna e collabora con diverse Società sportive di calcio, nuoto, nuoto sincronizzato, ciclismo, basket, ginnastica artistica e scherma. Si occupa di formazione di allenatori e genitori, e segue gli atleti individualmente e in gruppo.

Email: danielaoriandi@hotmail.com

 

Articoli correlati

  • Squadra che vince emozioni

    In campo con intelligenza emotiva

    Spesso si parla di allenamento, potenziamento, preparazione tecnica, ma perché tutti questi interventi siano...

  • Gestione ansia prestazione

    Riassumendo l'ansia

    Negli articoli precedenti ci siamo addentrati nel mondo dell’ansia, fornendo in dettaglio la definizione e...

  • Allenatore pallone idea

    L'allenatore nel pallone

    Con l’inizio di una nuova stagione i buoni propositi e gli obiettivi sono sempre molti. È importante prima di tutto...

  • Superman superkid self believe

    SuperME

    Nell’articolo precedente abbiamo illustrato come l’immaginazione possa incrementare un dialogo interno positivo....